Le dichiarazioni di Giorgio Vasari relative a sue visite alla città di Ferrara all'inizio del quinto e del settimo decennio e le conferme indirette di contemporanei e di testimoni costringono ancora a riflettere sulla natura ambigua di alcune affermazioni contenute nelle Vite e a valutare la loro attendibilità alla luce di una conoscenza sempre più completa di pittori ed eventi.
L'anno vasariano appena concluso è anche però l'occasione per riflettere nuovamente sulla camera della Pazienza, sul suo allestimento e su come il gusto per l'allegoria, tradizionalmente caro alla cultura ferrarese, sia destinato a rinnovarsi alla metà del Cinquecento proprio grazie al contributo involontario offerto dall'artista aretino alla visualizzazione della virtù scelta dal duca Ercole II per celebrare la sua persona.
Alessandra Pattanaro, nata a Padova nel 1959, è professore associato di Storia dell'arte moderna al Dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Padova, dove tiene gli insegnamenti di Storia dell'arte moderna e di Iconografia e iconologia.
Ha studiato la pittura ferrarese del Cinquecento a partire dalle tesi di laurea e di dottorato, rispettivamente su Garofalo e su Girolamo da Carpi, temi che hanno avviato ricerche e prodotto articoli su altri artisti "estensi", quali Boccaccio Boccaccino, Niccolò Pisano, Mazzolino, i fratelli Dossi, l'anonimo Maestro dei 12 Apostoli, i Filippi, Pirro Ligorio. Ha pertanto esplorato sia i contesti sacri e profani della committenza di corte e cittadina, che i fenomeni della diffusione del giorgionismo, del classicismo e del post-classicismo raffelleschi (via Giulio Romano e Parmigianino), attraverso la diffusione delle stampe e lo studio dei disegni (libri pubblicati: Girolamo da Carpi. Ritratti, Cittadella, 2000; Il Maestro dei dodici Apostoli. Un pittore nella Ferrara di Alfonso I e di Ercole II d'Este, Milano, 2005; Girolamo da Carpi. Dipinti allegorici e profani, Cittadella, 2006). Si occupa inoltre di pittura veneta di tardo-Cinquecento, connessa a problemi di iconografia tridentina, soprattutto di ambito padovano e veneziano, con riguardo agli epigoni di Paolo Veronese e di Jacopo Bassano.