Molti quadri della collezione russa sono
poco conosciuti anche dagli specialisti e vengono pubblicati ora per la prima volta; di ciascuno è stata
ricostruita - con tantissime novità - la storia critica attraverso le citazioni negli inventari e nelle fonti, talvolta di difficile reperibilità,
ripercorrendo le rotte delle principali collezioni europee: da quella di Crozat a quella di Horace Walpole.
Il catalogo della pittura italiana del Seicento si deve a
lle ricerche e alla passione della nota studiosa russa Svetlana Vsevolozskaja, scomparsa nel 2007 prima di poter completare quello che doveva essere il suo più importante lavoro.
La revisione dei suoi scritti e appunti, con importanti aggiornamenti bibliografici e interpretativi, sono stati compiuti da
Tatiana Busmina,
Sergej Androsov e
Tatiana Kustodieva all’Eremitage e da
Barbara Ghelfi in Italia, con il coordinamento delle direttrici della Fondazione Ermitage Italia
Irina Artemieva e
Francesca Cappelletti.
L’opera è stata realizzata anche grazie alla generosità lungimirante di Elsa Peretti e al contributo della Nando Peretti Foundation.
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L’attività di catalogazione delle opere italiane dell’Ermitage costituisce un’occasione straordinaria di arricchimento delle conoscenze nel campo dell’arte, stimolo per ulteriori approfondimenti delle loro genesi, dei protagonisti e degli eventi che ne hanno determinato le complesse vicende. L’intenso lavoro di ricerca compiuto in quest’occasione ha dunque da un lato messo in luce la ricchezza e la grande varietà della collezione di pittura italiana del XVII secolo dell’Ermitage - tra le più significative al mondo - dall’altro ha consentito di fare luce su passaggi di opere, personaggi, relazioni; su collezioni poco note e attribuzioni in passato incerte o sconosciute; ha permesso aggiunte importanti al corpus di molti pittori e la pubblicazione di alcuni inediti, come un bellissima Madonna con il Bambino e Giovanni Battista dell’artista ferrerse Ippolito Scarsella detto Scarsellino, figura di spicco nel panorama emiliano tra il Cinque e Seicento.
Così se nella galleria dell’Ermitage un posto centrale è occupato dalla scuole veneta, bolognese e romana - in relazione alle vicende che hanno condotto al formarsi della raccolta - il museo possiede anche numerose opere di altre scuole, con notevoli sorprese, per consistenza e qualità, soprattutto in ambito fiorentino e genovese.